DISOCCUPAZIONE GIOVANILE 2008-2017

L’Istat ha reso noti i dati in merito alla disoccupazione in Italia nel mese di marzo 2017. Secondo i dati diffusi dall’istituto di statistica, il tasso di disoccupazione a marzo è risalito all’11,7 per cento, con un aumento del +0,1 rispetto a febbraio 2017 e di un +0,2 rispetto al mese di marzo di un anno prima. Tradotto in numeri, si parla oltre tre milioni di persone che non hanno un lavoro (+ 41 mila unità rispetto al mese di febbraio e + 88 mila unità rispetto a marzo 2016).Clicca Qui

La fascia d’età che presenta i dati più preoccupanti è soprattutto quella di coloro che hanno più di cinquant’anni. Secondo l’Istat, infatti, in un solo mese i disoccupati over 50 sono cresciuti di quasi 60 mila unità. In questa fascia d’età c’è un tasso di disoccupazione del 6,7 per cento, ossia il dato più alto dal mese di novembre 2014, quando si attestò al 6,9 per cento.




L’Istat ha reso noti i dati in merito alla disoccupazione in Italia nel mese di marzo 2017. Secondo i dati diffusi dall’istituto di statistica, il tasso di disoccupazione a marzo è risalito all’11,7 per cento, con un aumento del +0,1 rispetto a febbraio 2017 e di un +0,2 rispetto al mese di marzo di un anno prima. Tradotto in numeri, si parla oltre tre milioni di persone che non hanno un lavoro (+ 41 mila unità rispetto al mese di febbraio e + 88 mila unità rispetto a marzo 2016).

La fascia d’età che presenta i dati più preoccupanti è soprattutto quella di coloro che hanno più di cinquant’anni. Secondo l’Istat, infatti, in un solo mese i disoccupati over 50 sono cresciuti di quasi 60 mila unità. In questa fascia d’età c’è un tasso di disoccupazione del 6,7 per cento, ossia il dato più alto dal mese di novembre 2014, quando si attestò al 6,9 per cento.

I dati sulla disoccupazione giovanile
Per quanto riguarda più in particolare il tasso di disoccupazione tra coloro che hanno un’età compresa tra i quindici e i ventiquattro anni, l’Istat registra dati che sono al minimo storico degli ultimi cinque anni. Il tasso di disoccupazione giovanile è al 34,1 per cento, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al precedente mese di febbraio e di 3 punti rispetto al mese di marzo 2016. Cresce così il tasso di occupazione, che a marzo 2017 era del 17,2 per cento.Clicca Qui

La crisi ha stroncato l’occupazione giovanile.
Negli ultimi sei anni gli occupati tra i 25 e i 34 anni sono diminuiti di oltre 2 milioni.
È il risultato del confronto tra i dati Istat del secondo trimestre di quest’anno con quelli dello stesso periodo del 2008: in sei anni il numero degli occupati under 35 è crollato, per la precisione, di 2 milioni e 107 unità, passando, specifica l’istituto nazionale di statistica, da 7 milioni e 236mila a 5 milioni e 129mila.
In termini percentuali, misurazione che, spiega l’Istat, non risente del calo demografico che nel frattempo si è verificato, la situazione non risulta affatto meno drammatica: dal secondo semestre 2008 allo stesso periodo del 2014 la percentuale di under 35 occupati è passata dal 51,2% al 39,2%, un vero e proprio tonfo di ben 12 punti.




Disoccupazione giovanile record. L’aggiornamento Istat non fa che confermare quanto sia stretto, ovunque e ancor più in Italia, il legame tra la crisi e la disoccupazione giovanile, che ad agosto, come comunicato dallo stesso istituto di statistica lo scorso mese, ha toccato la quota record di 44,2% (+3,6% sullo stesso periodo dello scorso anno), il dato più alto dal 1977, anno d’inizio delle serie storiche trimestrali, a fronte di un tasso di disoccupazione generale del 12,3% (+0,1% su agosto 2013), anch’esso in prossimità dei massimi storici.
Con il Cnel – Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro – che spiegava quanto “l’ipotesi di una discesa del tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, vale a dire intorno al 7%” sembri “irrealizzabile”, in quanto “richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro”.

Il Paese è fermo. La fotografia del Belpaese fatta dall’Istat la scorsa settimana non alimenta, d’altra parte, ottimismo su un’immediata inversione di tendenza del quadro economico nazionale.
L’Italia è ufficialmente ancora in recessione e la deflazione, se per l’Europa tutta è uno spettro, per l’economia nazionale è più che una certezza: a settembre l’indice dei prezzi è risultato infatti in calo dello 0,2% rispetto allo stesso periodo del 2013, un risultato peggiore delle stime dell’Istat, ferme a -0,1%.
Su base mensile, inoltre, il calo rispetto ad agosto è stato dello 0,4%.

Se vuoi aggiornamenti su Lavoro Italia 2014: la crisi ha stroncato l’occupazione giovanile, due milioni di posti in meno dal 2008 inserisci la tua e-mail nel box qui sotto Clicca Qui

Questi sono i dati degli ultimi anni dopo la riforma del lavoro e l’abolizione dell’articolo 18 che creava solo precariato le cose stanno migiorando e le assunzioni sono ripartite anche se il mercato del lavoro è ancora troppo caro dovuto ad un sistema di riscossione che in italia fa acqua da tutte le parti .
Le assunzioni dei padri di famiglia stanno riprendendo ed anche quelle giovanili anche se in modo lento ed incostante .
Le problematiche dovute al costo del lavoro sono dovute secondo il mio parere ad un sistema inadeguato di controllo e gestione contributivo , non solo del mondo del lavoro che viene penalizzato per sopperire mancanze di altri settori ,ma questo è un’altro argomento.

Il mondo del lavoro visto esclusivamente come lavoro dipendente inteso posto fisso non ha sbocco per tutti , non si può ambire tutti a quet’obbietto che visto in chiave socioeconomica sarebbe una struttura comunista , mentre la nostra società capitalista permette ai lavoratori di ambire di più e di meglio in chiave impprenditoriale e permette di superare la crisi che esiste solo in alcuni settori e per superarla bisogno cambiare abitudini nel modo di pensiero invece di pensare cosa fanno gli altri per creare occupazione scegiere di pensare cosa posso fare io per crearmi un reddito e superare il problema della disoccupazione giovanile , femminile ed anche delle persone adulte .
Le alternative sono molte il cambiamento stà nel modo di pensare , forse questo modo fa paura perchè il posto fisso da sicurezza e le persone si adagiano su questa sicurezza … essere imprenditori di se stessi ti spinge a costruire un Business ed in italia non è cnosciuto come sistema , mentre in America è un modo di pensare e di creare reddito .




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